Sabato 3 ottobre abbiamo ospitato in azienda la 22ª Vendemmia inclusiva del Raboso Piave con i ragazzi dell’Associazione Italiana Persone Down (AIPD) – Sezione Marca Trevigiana. Un appuntamento che, dal 2005, si rinnova ogni anno grazie al Raboso del Piave, vitigno autoctono che nel tempo è diventato molto più di un simbolo della tradizione enologica locale: un’occasione per creare legami, promuovere la partecipazione e rafforzare il senso di appartenenza alla comunità.
Quest’anno la giornata si è aperta anche a giovani di diverse età e alle loro famiglie, trasformando la vendemmia in un momento importante di incontro per tutta la comunità. Accanto alla raccolta dell’uva, tre laboratori dedicati al gioco, alla creatività e alla sostenibilità hanno coinvolto i più piccoli, con la finalità di promuovere fin da subito una cultura dell’inclusione attraverso esperienze concrete, in cui collaborare, aiutarsi e raggiungere insieme un obiettivo comune.
Per i ragazzi dell’AIPD, la giornata è stata un’opportunità per sperimentare autonomia e collaborazione. Insieme agli altri partecipanti hanno raccolto i primi grappoli di Raboso, provato la pigiatura e pressato le uve con un antico torchio, condividendo gesti e soddisfazioni. Il percorso proseguirà in primavera, quando torneranno in azienda per imbottigliare il vino e confezionarlo con le etichette realizzate e firmate da ciascuno di loro. Un progetto che, negli anni, è arrivato fino a Vinitaly, dove le bottiglie sono state presentate allo stand della Regione Veneto.
La vendemmia inclusiva esprime così un modo di fare impresa che affianca alla valorizzazione del territorio l’impegno per la comunità. Perché l’inclusione si costruisce attraverso le esperienze condivise, creando occasioni in cui ciascuno possa partecipare e contribuire, senza che la disabilità diventi il centro dell’attenzione, ma riconoscendo il valore di ogni persona all’interno del gruppo. Un messaggio importante soprattutto per le nuove generazioni, che possono imparare fin da piccoli a vivere la diversità come una parte naturale della vita collettiva.
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