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IL SOMMELIER Gennaio/Febbraio 2012
L'evoluzione dell'autoctono del Piave: il Raboso di Karen Casagrande
Un vino che lascia adito ad interpretazioni diverse, esprime il territorio ma nella sua versatilità ha dimostrato di prestarsi anche a diverse tecniche enologiche.
Un rosso della tradizione trevigiana, che affonda le sue radici nelle terre a ridosso del Piave, dal carattere deciso e inconfondibile, quasi maschile, il colore penetrante e di indubbia acidità: ecco il Raboso, protagonista ad un appuntamento svoltosi in collaborazione con Enoteca Veneta e che il 28 ottobre 2011 ha visto partecipe la delegazione FISAR di Treviso e i vini dell'Azienda "Giorgio Cecchetto", stimato produttore in Tezze di Piave la cui cantina è socia fondatrice della "Confraternita del Raboso Piave". Dal 1996 al 2005, un percorso di degustazione attraverso sei annate che ha permesso ai presenti di cogliere l'evoluzione organolettica del Raboso del Piave, arrivando fino alle versioni più moderne del Malanotte DOCG e del rosato spumante rifermentato in bottiglia. Un vino che, come ha dimostrato la serata, lascia adito ad interpretazioni diverse, esprime il territorio ma nella sua versatilità ha dimostrato di prestarsi anche a diverse tecniche enologiche, suscita interesse e si avvicina, addomesticandosi, al gusto del moderno consumatore. L'incontro è stato abilmente moderato da Luciano Rappo, Wine Management & Education CAVIT, che ha saputo coincolgere i presenti attraverso una degustazione corale, interattiva, in cui i vini sono stati descritti sia dal punto di vista tecnico che in termini più personali ed edonistici. Ed è stato proprio in questo frangente che è emersa la grande potenzialità del Raboso: saper conquistare un pubblico estremamente diversificato, con quella spigolosità giovanile che tuttavia gli garantisce una longevità ultra-decennale, ma che da sempre rimane la caratteristica più apprezzata anche delle bottiglie più recenti. Particolarmente apprezzate le annate 1999 e 2001, di un rubino ancora penetrante, in cui l'evoluzione ha permesso di apprezzare i tipici descrittori di marasca e di prugna più intensi e maturi, accompagnati da sentori di cuoio e di tabacco, un'acidità ancora importante in bocca, e un tannino avvolgente in grado di bilanciare l'alcolicità e la struttura del vino. Ma ancora più del carattere pungente del Raboso è stata apprezzata la cornice storica in cui si sono inseriti i vini presentati: un contorno prezioso dato alla serata grazie alla partecipazione dello stesso Giorgio Cecchetto, che ha saputo inquadrare anche a livello culturale le sensazioni gustative. Una passione per le proprie radici che ha inizio nel 1996 con il desiderio di recuperare e valorizzare un vitigno autoctono del territorio trevigiano, attraverso un'attenta cura dell'intera filiera produttiva, con i concetti cardine di sostenibilità e trasparenza, dal vigneto al consumatore finale. Il vigneto sperimentale adiacente alla cantina, il particolare reparto di affinamento, e il locale di appassimento delle uve, testimoniano gli sforzi percorsi e i risultati raggiunti da questa cantina. In definitiva un'opportunità, alla vigilia della presentazione del primo DOCG Malanotte che ha consentito di comprendere a fondo gli sviluppi che ha avuto il Raboso negli ultimi anni, in bottiglia e nel panorama della valorizzazione dei vini del territorio. Da apprezzare giovane con le carni più grasse degli arrosti o della cacciagione, da meditazione il più morbido Malanotte, con il cioccolato fondente nella versione passita... senza tralasciare l'aperitivo a base di salumi in compagnia del Rosè spumante!
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