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IL SOMMELIER VENETO - Giugno 2010 - L' AGNELLO SI SPOSA CON IL RABOSO di Mario De Pra
Nell'ambito del progetto "Dalle Dolomiti alla Laguna", due prodotti d'eccellenza al San Lorenzo
Abbiamo scelto il ristorante stellato, la Locanda San Lorenzo di Puos d'Alpago(BL), per uno degli eventi più significativi della stagione, proprio per l'attenzione che la famiglia Dal Farra ha nel proporre i prodotti del territorio. Protagonisti della serata sono stati due autentici autoctoni: l'agnello dell'Alpago della cooperativa Fardjma di Tambre e il Raboso dell'azienda di Giorgio Cecchetto di Tezze di Piave (TV). E' nella conca dell'Alpago, nei comuni di Chies, Puos, Tambre, Pieve e Farra che fino al dopoguerra si è esercitata la pastorizia. E' qui che vive questa razza ovina di taglia medio-piccola, dal mantello folto, particolarmente adatta all'ambiente alpino. Considerato oggi ovino valido alla produzione di carne, è stato in passato utilizzato per il latte e la lana. L'agnello dell'Alpago, grazie al disciplinare sottoscritto da alcuni allevatori che hanno consentito la nascita di un Presidio Slow Food, è garanzia di qualità. La cooperativa Fardjma che li raggruppa ha come fine il recupero dell'allevamento anche per la produzione casearia e per la lavorazione della lana. L'agnello dell'Alpago è riconosciuto come prodotto agro alimentare tradizionale. La vite del Raboso del Piave ha antichissime origini e avrebbe accompagnato il viaggio degli Heneti in seguito chiamati o denominati Paleo-veneti. Citata da Plinio il Vecchio quale "Picina omnium nigerrima" per indicare un vino dal colore più nero della pece, trova lo sbocco commerciale all'epoca della Serenissima Repubblica. Dopo il declinio della coltivazione che ha attraversato quasi l'intero scorso secolo, verso il 1990 grazie all'azione della Confraternita del Raboso e del Consorzio di Tutela dei vini del Piave (già operante dal 1956) con l'assistenza della Scuola enologica di Conegliano, ha ripreso il suo originario splendore. Giorgio Cecchetto è uno dei principali fautori di questa nuova era del Raboso, "cavallo di razza difficile da domare" dalla natura forte e rabbiosa. Ottimo nella versione normale, annata 2006, in abbinamento con l'agnello proposto dal San Lorenzo. Eccellente il Gelsaia 2007 in cui traspaiono le piacevoli note delle uve passite. Incrocio Manzoni e Raboso Passito per completare gli abbinamenti con i piatti e con l'antipasto in anteprima un Brut Rosè metodo classico da uve Raboso, particolarmente gradito al trevigiano Edy Furlan, consigliere nazionale Ais. Una nota a parte per il Piave Doc Sante rosso che per il secondo anno di seguito è stato giudicato, ad Aldeno, miglior Merlot d'Italia tra 107 concorrenti. Ed è proprio di queste settimane la notizia che il Raboso Doc della Cecchetto ha vinto la 12^ selezione della Confraternita: ora si può dire che il "cavallo di razza" dei Rabosi di Cecchetto è "pienamente domato". La serata che ha viso l'Ais protagonista va inquadrata nel programma che vede istituzioni, produttori e ristoratori riuniti nel promuovere, attraverso l'enogastronomia, le terre del Piave: dalle Dolomiti alla Laguna. Hanno onorato la serata Franco Manzato, assessore all'Agricoltura della Regione, Matteo Toscani, vicepresidente del consiglio regionale, Gianfranco Bottacin, presidente della Provincia di Belluno e l'assessore all'Agricoltura della Provincia di Treviso, Marco Prosdocimo, con il presidente della Cooperativa Fardjma, Franco Pianon.
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