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DUEMILAVINI 2010 - Associazione Italiana Sommelier
Orfani in questa edizione del mitico Raboso Gelsaia e del Raboso Passito, dovremo accontentarci, ma lo sforzo non è poi così grande. Poche parole, ma forte tenacia: è la personalità di questo territorio e dei suoi abitanti. Oltre al vitigno del cuore ce n'è un altro cui da sempre è legato Giorgio Cecchetto, che con l'enologo Franco Bernabei fa il suo vino. E' il Carmenère. Dalla vendemmia 2008 quest'uva è riconosciuta come realtà autonoma. Ecco il perchè della nuova etichetta Piave Carmenère Doc. Più spiccatamente erbaceo del compagno Cabernet Franc cui da tempo è stato assimilato come suo biotipo, di maturazione più anticipata e di profumo marcato, vive da quest'anno una nuova immagine.
Piave Cabernet Sauvignon 2008 (quattro grappoli) Grinta liquida, magmatica, rubino-violacea. Salmastro di olive nere, canforato, bacche rosse e scure. Estratto e ardore, sangue e arena. Un team d'eccezione tra tannino, sapidità e freschezza. Finale confetturato e di erbe aromatiche. Sei mesi in acciaio. Con selvaggina da pelo.
Piave Carmenère 2008 (quattro grappoli) Violaceo ricorda vetiver, sandalo e incenso, gelsi neri, anice stellato, resine e visciole. Vigoroso, persistenza ottima. Sapido e balsamico in chiusura. Uve di fine settembre, 6 mesi in acciaio. Petto d'anatra al vino rosso.
Piave Raboso 2005 (quattro grappoli) Acidità svettante e sapidità, ma il fascino c'è tutto. Muschi, cuoio, selva, spezie e balsami, violetta e prugna secca. Indòmito, bisbetico, ma piace per questo. Rovere per 15 mesi, da uve di fine ottobre. Filetto di maiale farcito di prugne.
Piave Merlot Sante Rosso 2007 (tre grappoli) Selezione speciale, lasciata surmaturare. Non è il solito compitino ben fatto: ci scuote con erbe aromatiche, cacao, ricchezza, nerbo e sapore. Vitello al forno con radicchio e olive.
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